Comuni aderenti al Patto Area Berica

Comune di Longare

Sup. km 22,70 – alt. 30 m slm – abitanti 5300 (al 31-12-2000)

Logo comune di Longare

Logo comune di Longare

 Ipotesi sull’origine dei toponimi
Longare: da Longarìa, centro abitato in posizione allungata tra fiume e monte, oppure da Longari, gli Ungari che nel medioevo invadono e saccheggiano la parte pianeggiante dell’abitato.
Costozza: da Custodia, centro fortificato, oppure riferimento all’uso di “custodire” entro i Còvoli (le grotte che si aprono nei fianchi dei monti) i prigionieri (età romana) o i famosi vini della zona, come in formidabili cantine naturali (dettagliate regole su questo uso si trovano negli Statuti della Comunità di Costozza, anno 1292).
Lumignano: da Lumen Iani, luogo dove si trovava un tempio di Giano, o dai Lumi che recavano gli schiavi che andavano a lavorare nelle cave.

Territorio

Il territorio comunale di Longare si estende ai piedi dei colli Berici, comprendendo una zona pianeggiante ed una zona pedecollinare: l’una e l’altra sono state fino a tempi recentissimi ampiamente sfruttare per colture permanenti o di seminativi, così che ancora oggi si possono notare le modifiche provocate dalla mano dell’uomo, particolarmente evidenti nei terrazzamenti di Costozza e Lumignano.
La vegetazione originaria è ora presente prevalentemente sul versante meridionale dei colli, causa la scarsa frequentazione umana, ma rintracciabile anche a Longare, nella zona pedecollinare: qui si possono riconoscere un’area boscata (che si attesta sui rilievi ed alle quote maggiori), ricca di robinie – introdotte dall’uomo ma ormai diffusissime – ,querce, carpini, nocciole e castagni; un’area contraddistinta da arbusti e vegetazione “di macchia”, quali la rosa canina, il ginepro, il corniolo, la roverella ed il terebinto; infine, un’area fortemente segnata dalla conformazione del territorio, l’antica barriera corallina nota come le “scogliere di Lumignano”, dove l’asperità delle rupi è contrastata dall’insistenza di rare specie vegetali quali l’albero di Giuda, il paliuro ed il pero corvino.
La fauna è caratterizzata dalla presenza di numerosissime specie di uccelli, piccoli mammiferi, rettili ed insetti fra i quali sono stati individuati alcuni esemplari di particolare pregio: in particolare i rari artropodi (pholeuonidius halbherri, speluncarius bericus …) in grado di tollerare l’elevatissima umidità delle grotte e del sottosuolo.
La roccia calcarea che compone le scogliere ha svolto un ruolo importante nella storia locale: ricca di grotte naturali (i “covoli”), ha offerto riparo alle popolazioni che si sono insediate su queste terre già a partire dal Paleolitico Medio (circa 50.000 anni fa). I covoli sono stati poi utilizzati come tombe, rifugio o eremo dagli abitanti della zona e costituiscono ancora oggi una affascinante meta di visita.
La pietra bianca che vi si estraeva è nota con il nome di pietra di Costozza ed è apprezzata fin dall’antichità: una vera e propria attività estrattiva è attestata a partire dall’età augustea, quando la pietra, “sbozzata in loco”, cominciò ad essere trasportata via acqua lungo il Bacchiglione per essere poi utilizzata a fini ornamentali nella costruzione di edifici pubblici e privati in molte zone dell’Impero. Ancora oggi la tradizionale lavorazione della pietra bianca è mantenuta in vita da botteghe di artigiani-intagliatori, che producono oggetti raffinati richiesti ed utilizzati nel restauro di antichi palazzi o come complemento d’arredo.

Cenni Storici

L’intera area dei Colli Berici è di antichissima frequentazione ed il territorio di Longare non costituisce un’eccezione: le prime popolazioni, nomadi o seminomadi che si nutrivano di selvaggina e di quanto potevano trovare in natura, si insediarono nei covoli. Questi antichi abitanti divennero successivamente in grado di costruirsi utensili ed appresero i primi rudimenti agricoli, scoprendo i vantaggi della coltivazione di piante come la vite e l’ulivo; infine uscirono dalle grotte e costruirono le loro capanne inizialmente in località protette e facilmente difendibili come rilievi e colline, per poi spostarsi verso le pianure fertili e ricche di acque.
Durante l’Età del Ferro il Veneto fu colonizzato da gruppi di stirpe indoeuropea poi denominati Paleoveneti, che si stanziarono nei luoghi già precedentemente abitati dagli Euganei. Ritrovamenti archeologici di particolare natura rinvenuti nel Covolo della Guerra hanno fatto ipotizzare contatti commerciali e forse l’arrivo a Costozza di un gruppo di etruschi. La colonizzazione romana avvenne in modo lento e pacifico, quasi una assimilazione culturale, economica e politica di un popolo comunque amico e rispettato da parte di un altro, più potente ed organizzato. Le risorse del territorio poterono essere meglio sfruttate grazie alle opere di bonifica ed alla costruzione di una capillare rete viaria che mise in comunicazione la capitale con i centri maggiori dell’Impero: lungo le strade i villaggi ed i castellieri assunsero importanza militare e commerciale. La pietra bianca, e di riflesso l’abitato di Costozza, guadagnarono in notorietà ed acquistarono un mercato sempre più esteso: Custodia diventò presidio e poi vico, conoscendo secoli di prosperità ai quali l’invasione unna sembrò però mettere la parola fine (452).
L’insediamento sopravvisse ma fu soggetto a nuove incursioni e conquiste: compreso sotto il dominio longobardo, compare citato nel 753 in un atto di donazione con il quale il longobardo Anselmo attribuisce i beni da lui posseduti a Costozza ad un monastero benedettino modenese. Questo atto è storicamente molto significativo, perché sancisce l’arrivo dei monaci nell’attuale territorio comunale: intorno alle fondazioni benedettine il paese si ripopolò e le terre vennero messe a coltura; sorsero la pieve di San Mauro e le chiese di San Maiolo a Lumignano e di San Vito a Secula.
Ben presto la pieve di San Mauro divenne chiesa matrice di numerose altre chiese e cappelle: il territorio ricadeva sotto la diretta giurisdizione vescovile e Costozza era dotata di un Castello, appropriata sede vescovile.
Nel XIII secolo la situazione politica ed amministrativa fu fortemente turbata dalle mire espansionistiche di Ezzelino III da Romano, cui oppose fiera resistenza la Lega Padovana: in seguito successive lotte per il predominio videro opporsi gli Scaligeri ed i Carraresi, in un’alternanza di scontri e pacificazioni che lasciarono stremata la popolazione; a tutto questo si aggiunsero le frequenti carestie, le improvvise e devastanti diffusioni di morbi infettivi ed i terremoti che tra gli inizi del XII secolo e la prima metà del XIV secolo si abbatterono per ben tre volte su Costozza. In una così lunga e complessa sequela di calamità stupisce lo scoprire che gli abitanti seppero conquistarsi una certa autonomia e dotarsi di leggi e regolamenti (gli “Statuti della Comunità di Costozza” – fine XIII secolo).
La pace verrà infine imposta da un nuovo e più potente signore: la Repubblica di Venezia. Dal 1404 fino alla fine del XVIII secolo Costozza rimarrà pressoché ininterrottamente sotto il dominio della Serenissima e dopo un turbolento periodo di iniziale “assestamento” (ed alcuni passaggi di truppe nemiche durante la guerra che oppose Venezia alla Lega di Cambrai) lo sviluppo dell’attività estrattiva locale ne ebbe grande beneficio.
Il patriziato veneziano e gli esponenti della nobiltà dell’entroterra veneto trovarono nell’agricoltura una nuova fonte di reddito e presero ad impiantare presso le aziende agricole ulteriori attività quali la filatura e la tessitura della lana. E’ il momento di maggiore splendore per la “perla dei Berici”, ricca di ville gentilizie, collegate tra loro da un geniale sistema di condutture (i “ventidotti”) che convogliavano nelle stanze l’aria fresca proveniente dalle grotte dei monti circostanti.
L’arrivo di Napoleone ed il crollo della Repubblica di Venezia determinarono la fine anche della cosiddetta “civiltà delle ville”. Con l’avvento dei domini francese e austriaco, tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento, lo sviluppo delle attività locali subì prima un’interruzione e poi uno spostamento in direzione del centro di Longare, che aumentò la propria importanza a detrimento dei centri di Costozza e Lumignano. Con l’annessione del Veneto al Regno d’Italia, nel 1866, il territorio subì una risistemazione amministrativa che sancì l’innalzamento di Longare a capoluogo. Longare partecipò alle vicende del Regno d’Italia, condividendo con molti altri comuni il fenomeno dell’emigrazione, che toccò i suoi vertici negli ultimi anni del XIX secolo.
Dopo i terribili momenti vissuti durante i due conflitti mondiali l’economia ebbe una vera e propria svolta a partire dal Secondo Dopoguerra, quando nacquero curati quartieri residenziali ed una zona artigianale, che occupò spazi e forza lavoro, prima destinata all’agricoltura. Ancora oggi però la vocazione agricola di Longare è preponderante ed è caratterizzata da una produzione estremamente diversificata, nella quale spiccano i settori vitivinicolo e della coltivazione dei funghi in grotta.

Arte e cultura

Longare è facilmente raggiungibile, con mezzi pubblici o privati, ed è una meta di visita interessantissima: il suo territorio è infatti punteggiato di splendidi edifici, antiche costruzioni e chiese di notevole importanza storica ed architettonica. Le più numerose sono riunite intorno all’abitato che ebbe maggiore importanza nel passato, Costozza.
Un semplice e breve itinerario permette di ammirare: la moderna parrocchiale, progettata negli anni Venti dalla scuola Beato Angelico di Milano, che ebbe a modello la basilica milanese di Sant’Ambrogio; la pieve di San Mauro Abate, antichissima pieve benedettina ricostruita tra la fine del XVII ed i primi del XVIII secolo dall’architetto Francesco Muttoni e ricca di splendide sculture del Calvi e di una pala d’altare raffigurante la Gloria del Santo titolare del De Pieri; la chiesa di San Michele, edificata nel Quattrocento come cappella gentilizia per la nobile famiglia Trento. Molto antica è pure la chiesa di Santa Sofia, poi trasformata in abitazione, l’Oratorio di Sant’Antonio Abate, risalente al Duecento (e che ancora conserva gran parte dell’antica struttura esterna, compreso il piccolo e caratteristico campanile a vela), ed il duecentesco Eremo di Santa Tecla in Monte, che ospitò i monaci fino ai tempi della soppressione napoleonica. Di grande bellezza è la piccola scultura riproducente la Madonna che allatta il Bimbo, delicata immagine conservata nel Capitello di via Volto. Tra gli edifici civili ricordiamo i raffinati ed elaborati complessi gentilizi delle Ville dei Conti da Schio, costruite in momenti storici diversi e immerse nel grande giardino, aperto al pubblico, dove si possono ammirare le sculture di Orazio Marinali (1643-1720).
I conti Trento, possessori di vaste proprietà nel territorio, legano il proprio nome alle ville Morlini-Trento (di origini gotiche ma successivamente ristrutturata e decorata con affreschi risalenti al Cinquecento ed alla seconda metà del Seicento) e Trento-Carli (dal nucleo quattrocentesco poi compreso in un assai più vasto edificio progettato dall’architetto Pizzocaro); presso quest’ultima, sulla collina annessa alla proprietà, sorge l’antica Torre della Specola che pare sia servita come punto d’osservazione per gli studi del Galilei.
La Villa Aeolia fu eretta nel Cinquecento per il conte Francesco e descritta dal Palladio nei suoi “Quattro libri dell’Architettura”; ha una struttura semplicissima ed un notevole ciclo d’affreschi all’interno, inoltre è lo snodo del sistema di rinfrescamento dei “ventidotti” le cui condutture si ramificano a raggiera dalla saletta ipogea detta “Carcere dei Venti”. Altre dimore storiche sono la sobria villa seicentesca Godi-Miotto, eretta da Antonio Pizzocaro, e la villa Godi-Crescenzio, di origini quattrocentesche ma ampiamente ristrutturata nel XVII secolo.
Anche Lumignano possiede una chiesa parrocchiale di recente edificazione, che ha sostituito nell’uso dei fedeli la parrocchiale antica di San Maiolo, trecentesca ed ampiamente ritoccata nei secoli successivi e dove sono ancora parzialmente visibili gli affreschi originari; gli altri edifici religiosi sono l’Oratorio settecentesco di San Teobaldo, un tempo annesso alla Villa Dottori-Scaroni, chiamata anche Palazzo Bianco, e, immerso nel verde, l’Oratorio di Santa Maria in Valle, edificio quattrocentesco al quale venne successivamente aggiunto un piccolo pronao; a poca distanza dall’Oratorio sorge l’edificio religioso forse più caratteristico dell’intero territorio comunale: l’Eremo di San Cassiano, ora proprietà privata, ma aperto al pubblico la prima domenica di ogni mese grazie al Club Speleologico Proteo di Vicenza. Questa struttura risale al XVII secolo ma comprende quella di una chiesetta molto più antica, eretta tra VI e VII secolo inglobando un covolo. Presso la chiesa vi erano delle tombe, ora molto danneggiate, risalenti ai secoli VI-IX.
Fra le ville, oltre alla già nominata villa Dottori-Scaroni, palladiana ma con aggiunte settecentesche dovute a Francesco Muttoni, si possono ammirare l’ottocentesca Villa Mazzoni, i rustici Dottori-Scaroni, dove l’ala più antica, quattrocentesca, sembra essere ciò che rimane nell’antico Castello di Lumignano e la villa Dottori-Mioni (o Palazzo Rosso), complesso settecentesco che sorge a Ponte di Lumignano lungo il Bisatto.
La chiesa arcipretale di Longare è dedicata a Santa Maria Maddalena e nacque probabilmente come cappella dipendente dalla chiesa dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia di Sècula: dal Quattrocento funge però da parrocchiale per i due abitati. L’antico edificio fu spostato dall’ubicazione primitiva, soggetta alle inondazioni del Bisatto e del Bacchiglione, e ricostruito nell’Ottocento: nella nuova costruzione furono trasportate alcune pregevoli statue che facevano probabilmente parte della chiesa antica.
A Longare si può ammirare la quattrocentesca villa Peserico, palazzo che ha però subito notevoli modifiche nel corso dei secoli, e le eleganti torrette di villa Barbaran visibili su una piccola altura nei pressi della parrocchiale. Tra i tanti edifici di pregio visibili nel territorio di Longare non si deve dimenticare l’Oratorio della Beata Vergine del Carmine, eretto agli inizi del Settecento a Sècula per la famiglia Valmarana (forse dal Muttoni). L’altare è dominato da un pregevole gruppo statuario la cui scultura centrale, raffigurante la Vergine, è attribuita a Orazio Marinali. Avendo a disposizione un po’ di tempo si possono ammirare, nel corso di splendide passeggiate a piedi o in mountain-bike, i covoli, molti dei quali recano i segni della frequentazione umana nelle diverse epoche, dall’era preistorica (Grotta del Brojon) all’età romana e medievale (Covolo della Guerra), fino ad arrivare a tempi vicini a noi (Ca’ Menarini, Grotta del Chiampo); gli sportivi possono inoltre praticare roccia sulla famosa palestra di Lumignano.

Manifestazioni

SAGRE:
Sagra dei Bisi, terza domenica di maggio – piazza di Lumignano.
Festa di Primavera, prima domenica di giugno – Ponte di Costozza.
Sagra di Santa Maria Maddalena, terza domenica di giugno – piazzale chiesa di Longare.
Sagra di San Michele (festa dei vini e dei pioppini), seconda domenica di ottobre – piazza G. da Schio Costozza.
Sagra dea Poenta, terza domenica di ottobre piazza di Lumignano.
Festa del Ringraziamento (festa dei marroni e del vin dolce), quarta domenica di ottobre – piazzale chiesa di Longare.

Manifestazioni Sportive

MARCIA DEI TRE PAESI
percorsi da 5 a 22 Km, ultima domenica di agosto, partenza dal cortile delle scuole elementari di Longare.

TORNEO DELLE CONTRADE (torneo canicolare notturno di calcio)
mese di luglio al campetto parrocchiale di Longare.

PEDALATA ECOLOGICA
organizzata da Pro Loco – circolo A.n.s.p.i., ogni prima domenica di giugno.

Manifestazioni Culturali

CONCERTI IN VILLA
Rassegna di spettacoli teatrali, danza e musica nei giardini delle ville di Costozza e Lumignano, nei mesi di giugno e luglio.

CONCERTI NATALIZI
Rassegna corale nelle chiese parrocchiali durante il mese di dicembre

VILLA DA SCHIO IN FIORE
Mostra mercato annuale di piante rare ed insolite, rose antiche e botaniche, libri e arredamento, pietra di Costozza per il giardino.

MERCATO SETTIMANALE: Sabato mattino in via Marconi a Longare.

Numeri Utili

NUMERI UTILI COMUNE DI LONGARE 36023 (VI)

MUNICIPIO
via Marconi, 26
tel. 0444.555012
fax 0444.953441
e-mail: comune.longare@goldnet.it