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Comune di Brendola

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Cenni storici
Brendola fa parte dei Berici, che qui costituiscono uno degli angoli più suggestivi e seducenti della pur straordinaria terra veneta, sia negli aspetti naturali, in parte ancora intatti, sia dove sono intervenuti a rinnovare il volto la cultura amorosa e il genio dell’uomo.

Il paese, ieri centro agricolo, oggi con numerose attività artigianali e industriali, negli anni ’70 ha conosciuto un fenomeno di spopolamento in collina, per fortuna in parte rientrato per l’accresciuta possibilità di ricchezza. In piano fa contrasto lo sviluppo residenziale concentrato in località Revese e nelle contrade Valle, Pedocchio e Vò, in posizione strategica per la vicinanza della statale 500 e della A 4 Serenissima.
Il suo territorio, posto all’incrocio di importanti vie di passaggio, fin dai tempi antichi ha favorito commerci e scambi. Per questo Brendola è stata definita la “Porta dei Berici”.
Brendola fu abitata fin dal Neolitico sia in collina che in pianura.
La costruzione del 148 a.C. della via Postumia, che unisce Aquileia a Genova, portò come conseguenza la formazione di siti dislocati nelle zone più alte della pianura. Con l’avvento del Municipium tutto il territorio vicentino assunse la cittadinanza romana ed anche il territorio brendolano venne centuriato ed assegnato in premio ai veterani. Bonificate, anche le parti più più basse vennero abitate. Un esempio è dato dalla località Pila con il rinvenimento di materiale edilizio, ceramico e tessere musive bianche e nere. A questo seguono altri 19 siti archeologici distribuiti soprattutto in pianura.
La storia di Brendola si riassume attorno al Castello, cui si accenna per la prima volta nel 983 in un privilegio concesso da Ottone II al Vescovo di Vicenza. Intorno al 1184 il Vescovo Giovanni de’ Sordi detto il Cacciafronte rientrò in possesso dei beni vescovili perduti nella lotta contro l’Imperatore, ma fu ucciso per mano di un sicario, pare mandatario di quei dal Sonaglio di Brendola. Il secolo si chiude con le lotte tra i guelfi e i ghibellini, campeggiati dalla famiglia dei da Romano. Durante questo periodo gli Ezzelini tolsero ai vescovi i beni e la diocesi si ridusse in miseria. Nel 1262 il Vescovo Bartolomeo da Breganze, mediatore tra le opposte fazioni, convocò a Brendola un’assemblea in cui la proprietà della Rocca e del Castello fu riconfermata al Vescovo, che la cedette in affitto al Comune. Dopo di ciò il presidio militare dipese non più dai vescovi ma dai vicentini.
Brendola all’inizio del’300 si trovò al centro di scontri tra i Carraresi, Signori di Padova, e gli Scaligeri, Signori di Verona.
Durante l’occupazione Scaligera, il Vescovo fu privato dei poteri amministrativi. Il castello di Brendola sfuggì al controllo degli Scaligeri e fu occupato dal Vescovo di Vicenza, Biagio da Lionessa, che tramò per consegnarlo ai Veneziani. Questo Vescovo dimorò in Brendola fino al 1343; dopo la sua rimozione il castello fu riconsegnato al Comune di Vicenza.
I veronesi esercitarono il controllo sui castelli berici, affidando ai loro capitani, poi sostituiti da Vicaro, il compito di comandarne i presidi, di amministrare il territorio e nominare i parroci. Anche Brendola diventò sede di Vicariato rimanendovi fino al 1404.
La dominazione veneziana durò 400 anni. Fatale fu per il castello di Brendola la guerra suscitata dalla Lega di Cambrai (1508). La Rocca fu occupata dagli spagnoli nel 1513; l’anno successivo Venezia la riprese tramite il generale D’Alviano il quale, per evitare che il castello “si facesse asilo” di spagnoli o tedeschi, ne ordinò la distruzione.
Con il dominio di Venezia si assiste anche a Brendola al passaggio della grande proprietà terriera alla nobiltà veneziana che vi prese possesso, conservando però il carattere rurale del locale stile di vita. Venezia, riconquistata la “terraferma”, si interessò più da vicino alla regolamentazione idraulica del suo territorio avvalendosi anche dell’esperienza che aveva maturato nei secoli fra le lagune. E con le ville, segnano e rappresentano la “costruzione urbanistica” del territorio rurale tutte le altre componenti: le unità produttive gerarchicamente decrescenti, le residenze sparse, i borghi o contrade, il disegno razionalizzante dei canali, degli argini, delle nuove strade vicinali.


Economia
Brendola, a partire dagli anni Sessanta, ha conosciuto una trasformazione e un cambiamento epocale con il risultato di passare da un paese di campagna a centro industriale. Fattori decisivi di questo sviluppo furono i bassi costi dei terreni per la costruzione di capannoni, buona viabilità e vicinanza ad un polo industriale preesistente.